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19 Maggio 2020

Il cluster del trasporto marittimo all’attacco del Governo sul Dl Rilancio

Confitarma e ALIS mettono nel mirino la proroga alla convenzione con Tirrenia-CIN, Assarmatori (che la ha fra gli associati) critica i fondi ad Alitalia. ANCIP: “Lavoratori dimenticati”

Il Dl Rilancio non è ancora arrivato sulla scrivania del Consiglio dei Ministri, a palazzo Chigi, per la sua approvazione definitiva e già le varie bozze (anticipate da Ship2Shore) fanno già storcere il naso (eufemismo) a Confitarma e Assarmatori, le due associazioni dell’armamento italiano, ad ALIS, l’Associazione della Logistica Sostenibile, e ad ANCIP, l’Associazione delle Compagnie Portuali. Nel mirino finiscono le misure, o meglio la loro assenza, per i trasporti e la logistica, ma anche (in due casi su quattro) il possibile e ormai quasi certo rinnovo della concessione a Tirrenia-CIN per la continuità territoriale di Sardegna e Sicilia, per un importo di circa 72 milioni di euro annui.

 “Non è stato dato nulla a chi ha dato tanto in questo periodo - spiega Mario Mattioli, Presidente di Confitarma - Siamo considerati un servizio essenziale quando è necessario assicurare i collegamenti marittimi ma poi veniamo dimenticati quando bisogna sostenere le imprese di navigazione. Non vorremmo che la proroga della convenzione Tirrenia per altri 12 mesi, con un esborso per lo Stati di ulteriori 72 milioni di Euro, nonostante la Commissione Europea si sia chiaramente espressa contro qualsiasi proroga, sia la causa della difficoltà del Governo nel reperire le risorse per il nostro settore”.

“Abbiamo chiesto la riduzione temporanea del costo del lavoro – aggiunge Mattioli – per tutte quelle imprese marittime con unità iscritte nelle matricole nazionali che, a causa delle restrizioni imposte dall’emergenza COVID-19, stanno subendo notevoli cali di fatturato pur continuando ad assicurare quotidianamente servizi strategici ed essenziali per il Paese come la continuità territoriale e i rifornimenti energetici. Non abbiamo letto neanche della previsione di misure richieste da Confitarma per la riduzione dei costi di approdo delle navi nei porti, mentre diversi Stati membri dell’Ue, anticipando le indicazioni della Commissione europea, le hanno già introdotte”.

Quindi, dal numero uno di Confitarma, l’auspicio che nel testo definitivo del decreto  “siano accolte le nostre richieste, incluse quelle a costo zero, come ad esempio la possibilità di effettuare crociere anche solo tra porti nazionali, così come già si sta programmando in altri Paesi dell’Ue, per contribuire al rilancio della filiera del turismo”.

Sulla stessa lunghezza d’onda i cahiers de doléances di ALIS: “Un settore strategico ed essenziale come quello del trasporto e della logistica, che non si è mai fermato durante l’emergenza e che sta affrontando notevoli criticità oggettive dovute alla crisi socio-economica, ha bisogno di interventi immediati e strutturali, non solo di ringraziamenti. Lo abbiamo più volte sottolineato e, anche adesso dopo le bozze del Decreto Rilancio circolate nelle ultime ore, lo ribadiamo con ancor più forza. Ci aspettavamo dal Governo misure straordinarie di sostegno alle aziende e ai lavoratori del comparto, soprattutto considerando l’importanza fondamentale dei servizi svolti per la vita quotidiana del popolo italiano”, tuona il Direttore Generale Marcello Di Caterina.

 “In tutta Europa sono stati introdotti regimi e dati aiuti ai settori del trasporto e della logistica, non a singole imprese, mentre in Italia pare si stia scegliendo di fare il contrario, con la conseguenza di aumentare il gap concorrenziale e le difficoltà degli autotrasportatori e di tutti gli operatori logistici. Al rifinanziamento delle misure incentivanti Marebonus e Ferrobonus, si è aggiunto poco altro. Il  Governo, anziché supportare l’intero settore, si è invece preoccupato del sostegno ad una singola azienda in crisi, Tirrenia”.

Si unisce al coro delle proteste anche Assarmatori, che però nella sua nota non cita la vicenda Tirrenia-CIN: per dovere di cronaca va detto che il Gruppo Onorato Armatori, cui fa capo la compagnia, è iscritto proprio a questa associazione. “Il Governo ha deciso di salvare il trasporto aereo e affondare quello marittimo, assumendosi una grave responsabilità in un Paese al centro del Mediterraneo, dove un sesto della popolazione vive su isole e il 90% della produzione di merci dipende dal trasporto marittimo per l’approvvigionamento delle materie prime o per la distribuzione del prodotto finito. Nell’ultima versione del Decreto Rilancio, infatti, all’articolo 201 è previsto un fondo di 150 milioni per la compensazione dei danni subiti dalle compagnie aeree nazionali per effetto della riduzione del numero dei passeggeri trasportati durante la fase di emergenza da Coronavirus e all’articolo 206 è previsto un fondo di 3 miliardi di euro per la costituzione di una nuova compagnia di bandiera. Per le compagnie di navigazione, che i passeggeri proprio non li possono tuttora imbarcare, non è stato invece previsto alcun indennizzo o aiuto, se si esclude la sospensione della tassa di ancoraggio. Altro che sostenere le attività marittime e impedire il tracollo di un settore strategico dell’economia nazionale e l’immediata cancellazione di migliaia di posti di lavoro, come il Governo aveva assicurato di voler fare. Il tempo sta scadendo facendo emergere i confini di una crisi sistemica che, per un Paese che dipende in modo così evidente dal trasporto marittimo, è destinata ad assumere le caratteristiche di un vero e proprio suicidio collettivo”, fa sapere una nota dell’associazione presieduta da Stefano Messina.

E le lamentele sono piuttosto corpose anche nel testo inviato da ANCIP direttamente al Ministro dei Trasporti, Paola De Micheli: “Stando anche all’ultimo testo circolante, non si intravvedono misure volte a risolvere i problemi dei lavoratori dei porti. Non è accettabile che il principio dell’autonomia amministrativa e contabile delle Autorità di Sistema Portuale venga derogato solo per i vettori marittimi, leggasi armatori per lo più battenti bandiere extracomunitarie, a cui sono concessi gli azzeramenti della tassa di ancoraggio, mentre questa deroga non venga minimamente contemplata per gli aiuti alle imprese art. 17 che de facto svolgono un ruolo di servizio di interesse economico generale a beneficio dell’efficienza e dell’operatività dei porti italiani, quindi dell’interesse generale della nazione intera. Giova, inoltre, ricordare che non è stata prevista nessuna indicazione o norma per arginare ed impedire le attività di autoproduzione da parte degli armatori, la cui autorizzazione è spesso ottenuta in spregio alla normativa vigente. Occorre, inoltre, che le autorizzazioni ex art. 17 vengano tutte prorogate di almeno 5 anni dalla rispettiva scadenza (ivi comprese quelle attualmente in regime di proroga) al fine di concedere a tutte le imprese interessate un congruo periodo per recuperare efficienza, produttività e redditività eventualmente perse a causa dell’emergenza sanitaria”.

Fonte: http://www.ship2shore.it/

 

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